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30.04.2017 h 20:01 di  Redazione Liceo Varchi

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Posti in piedi per la conferenza del prof. Franco Sabatini sulla lirica greca arcaica

La Sala Grande dell’Accademia del Poggio si è riempita di studenti ed adulti per ascoltare le interessanti parole dell’ex-preside sul rapporto fra educazione parola e musica nella lirica greca del VII e VI sec. a.C.
Posti in piedi per la conferenza del prof. Franco Sabatini sulla lirica greca arcaica

Sabato 4 marzo, Montevarchi. La sala grande della Biblioteca Poggiana vede arrivare un gran numero di studenti, di età compresa fra i 16 e i 18 anni, ed alcuni dei loro docenti, oltre a molti adulti. Sono lì per ascoltare la conferenza del professor Sabatini sulla lirica greca e sulla sua funzione educativa.

 

“Chi legge i frammenti di poeti arcaici, come ad esempio Saffo, e li interpreta come ricerca individuale” - esordisce il professore - “commette un grave errore.” Per gli ellenici infatti la poesia era uno strumento di crescita collettiva, un mezzo di interpretazione della società attraverso il quale ci si autoidentificava nella struttura sociale alla quale si apparteneva. Non era presente l’elemento soggettivo e l’io era sempre in relazione al mondo esterno. Per questo la lettura era pubblica e parola e musica erano sempre legate “sia per necessità mnemoniche che educative” spiega il relatore: la musica, molto semplice e diversa da quella odierna, aiuta a fissare i concetti in modo più vivido. Inoltre l’aspetto rituale dei momenti di condivisione è simbolo di come i greci fossero gelosi e fieri della propria identità culturale (politicamente ciò si rispecchia, per esempio, nella “selezione” che identificava i cittadini della democratica Atene).

 

Dopodiché il professore passa a spiegare l’evoluzione della poesia in relazione ad eventi storici importanti, come la conquista macedone della Grecia e la creazione dei regni ellenistici.

“Con il passaggio da cittadini a sudditi, la creazione di un ceto nuovo, la burocrazia”- illustra il professore- “si assiste anche alla nascita di un ceto culturale; quest’ultimo, non potendo più interessarsi alla politica, si interessa a quello che noi chiameremmo letteratura”. E’ in questo periodo infatti che nasce la filologia e sorgono le più importanti biblioteche (Pergamo ed Alessandria, per esempio, che avevano anche la funzione di “università”), ma sopra tutto è adesso che la poesia ha come obbiettivo quello di compiacere chi la legge. Questo “nuovo” modo di comporre, così come la filosofia coeva, è rivolta all’individuo, ed ha come obbiettivo la ricerca del bello secondo i canoni della nota formula “l’arte per l’arte”. Né va dimenticato che in quel periodo inizia anche una ricerca linguistica particolare. Questa caratteristica di ricerca formale e di introspezione individuale si manterrà anche in ambito latino (Catullo ne è un chiaro esempio).

 

La conferenza si conclude poi con la classificazione delle tipologie in cui la “lirica” greca arcaica si divideva (lirica vera e propria, o melica, elegia, giambo, poesia simposiaca) soffermandosi in particolar modo su quest’ultima, recitata durante una bevuta rituale comune.

 

“Interessante”, afferma uno dei molti giovani rimasti piacevolmente sorpresi. Gli studenti, molti dei quali presenti nell’ambito del progetto scuola-lavoro, si aspettavano una noiosa conferenza; invece, nonostante l’argomento non fosse vicino ai problemi dell’età giovanile, la risposta dei ragazzi è stata stupefacente.

 

Data della notizia:  30.04.2017 h 20:01

 
 
 
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